Abete di Macedonia (Abies borisii Regis Mattf.)

La penisola balcanica, nella sua ampia estensione latitudinale, presenta aspetti ambientali, biologici e forestali di tutto rilievo. In particolare la Grecia rappresenta il centro di smistamento tra ambienti tipici centroeuropei, altri più marcatamente mediterranei ed altri ancora di influsso asiatico-mediorientale_ Le sue foreste, spesso degradate ma talvolta di aspetto imponente e suggestivo, ospitano specie molto interessanti sotto il punto di vista biologico e selvicolturale.Tra le varie conifere che compongono queste cenosi forestali l’abete di Macedonia (Abies borisii-Regis Mattf.) svolge un ruolo molto importante nell’edificazione delle foreste dell’ambiente oromediterraneo greco.La morfologia dei rilievi è accidentata, soprattutto nel Pindo; questo ha determinato condizioni di isolamento della popolazione piuttosto accentuate.  Prevalgono massicci montuosi piuttosto compatti e disposti secondo i meridiani; la loro forma ricorda, in qualche caso, le montagne dell’Abruzzo e della Basilicata.Le tracce di profonde glaciazioni quaternarie, sui rilievi al di sopra dei 1800/2000 metri, accentuano il carattere aspro di queste affascinanti montagne. La natura litologica dei rilievi è quanto mai varia: si va dai calcari secondari ai micascisti, alle serpentine, alle marne ed alle argille. Il clima della Grecia continentale è tipicamente mediterraneo, con le precipitazioni concentrate nel periodo invernale. La quantità complessiva delle precipitazioni varia dai 800-1.000 mm delle regioni più meridionali. ai 2.000 mm ed oltre per il Pindo settentrionale e la Macedonia. Le precipitazioni estive sono solitamente concentrate in temporali a carattere perlopiù locale. Le precipitazioni nevose sono abbondanti ed il manto nevoso perdura al suolo a lungo. Durante la stagione estiva sono visibili numerosi nevai perenni sulle vette più elevate del Pindo e della Macedonia che oltrepassano i 2.300-2.400 m e sul M. Parnaso, contribuendo a conferire un aspetto “alpino” a queste bellissime montagne. Su alcuni massicci montuosi (Vardoussia, Ghiona, ecc.), un certo aiuto per la disponibilità idrica durante il periodo siccitoso lo si deve alla natura impermeabile dei substrati rocciosi che mantengono condizioni di umidità nei suoli sufficienti per tutta l’estate.

L’abete di Macedonia (Abies borisii-regis Mattf.) “oggi considerato come specie, si deve considerare proveniente da un insieme di ibridi che hanno avuto origine nella zona di contatto tra A. alba e A. cephalonica” (Gellini R., 1970). Questa particolarità fa sì che i caratteri morfologici e fenologici risentano gli influssi sia dell’una che dell’ altra specie. La corteccia è praticamente identica a quella dell’abete bianco, di color grigio-bruno, dapprima liscia poi fessurata, a placche. Gli aghi sono sparsi intorno al rametto, ma più pettinati che non sull’abete greco; sono di color verde lucente, con due linee stomatifere bianche inferiormente. La lunghezza varia in relazione alle condizioni ecologiche dell’ambiente; mediamente è compresa tra i 20 ed i 30 mm. Presentano generalmente la punta acuta o poco pungente. Gli strobili, resinosi, sono simili a quelli dell’abete bianco, ma di dimensioni inferiori; le plantule sono uguali a quelle dell’abete greco.

Le dimensioni raggiunte dall’abete di Macedonia variano secondo la fertilità e la latitudine della stazione. Generalmente, procedendo da sud verso nord, si assiste ad un graduale aumento delle dimensioni massime: si parte dai 20-25 m del Pindo meridionale, ai 30-35 m al confine con l’Albania, fino ai 40 m ed oltre della parte nordorientale del paese. Il diametro, al contrario dell’abete bianco, non oltrepassa generalmente il metro e mezzo di diametro.

Distribuzione

La distribuzione dell’abete di Macedonia in Grecia è stata già oggetto di ricerche effettuate in passato da Mattfeld (1925), Horvat (1974) ed altri. Purtroppo però i risultati di tali lavori sono assai discordanti tra loro. Sulla base delle ricerche personali si è preferito osservare in massima parte le indicazioni di Horvat. Tuttavia delineare precisamente la distribuzione dell’Abete di Macedonia in Grecia è un impresa alquanto ardua e difficile. L’origine ibrida della specie, infatti, fa si che i confini naturali della sua presenza siano alquanto sfumati, talvolta inesistenti. Gli stessi caratteri morfologici subiscono profonde variazioni, procedendo da sud verso nord, al punto che stabilire un confine che delimiti nettamente la separazione dall’abete macedone dall’abete bianco e da quello greco è molto difficile. Soprattutto al sud, sui monti Ghiona, Vardoussia e Parnaso, l’abete di Macedonia sfuma perfettamente nell’abete greco senza che ci sia alcuna soluzione di continuità. Al nord, sul Monte Gamila (o Timfi, 2.497 m) e sullo Smolikas (2.637 m), a pochi chilometri dal confine albanese, si trovano piante riconducibili all’abete bianco, anche se, a pochi metri, associate nello stesso ambiente vi siano piante di abete di Macedonia. Comunque sia, osservando la cartina annessa, si può notare come l’abete di Macedonia occupi, allo stato di purezza, pressappoco la parte centrale e settentrionale della Grecia. Al sud, sul M. Parnaso, si “mescola” con l’abete greco; questa montagna rappresenta anche il limite meridionale di vegetazione della specie. Più ad ovest, lo ritroviamo sui massicci del Ghiona, Vardoussia, Iti, ma sempre “misto” all’abete greco. I caratteri diventano più marcati nel Pindo centrale (Timfristos, Valtou, Helidona, Agrafa, Tzoumerka, ecc.) e nella Tessaglia (Othris, Ossa, Olimpo, ecc.). La massima diffusione si ha nel Pindo settentrionale (Athamano, Lakmos, Kerketio, Paramithias, Gamila, Smolikas), nella Macedonia (Vermion, Triklario, Askion, Gramos, Piéria, Athos) e sui Rodopi (Oros Orvilos, Falakron), anche se in queste ultime regioni compare anche l’abete bianco. Nella Tracia l’abete bianco diventa dominante. Nuclei secondari si trovano nell’isola di Thasos e sui massicci minori dell’Epiro. In linea di massima si può affermare che l’abete macedone vegeta e prevale nelle regioni a clima mediterraneo ma con caratteristiche di aridità intermedie, mentre nei climi più aridi e più umidi vegetano e prevalgono, rispettivamente, l’abete greco e l’abete bianco.

Ecologia

L’abete di Macedonia vegeta indifferentemente su terreni carbonatici (calcari), sedimentari (marne ed arenarie) e metamorfici (serpentine). I suolo sono generalmente superficiali, spesso molto degradati (podzol, litosuoli, ecc.), in qualche caso addirittura mancanti. L’abete macedone, dato il suo carattere “intermedio” tra due specie ben differenti, possiede dalpunto di vista ecologico i caratteri sia dell’una che dell’altra specie. Dell’abete bianco possiede la rapidità dell’accrescimento e la resistenza all’aduggiamento, dell’abete greco la tolleranza per gli ambienti caldi e secchi dell’ambiente mediterraneo e la frugalità, caratteri questi che gli consentono di colonizzare stazioni spesso inospitali. L’accrescimento è lento nei primi 10 anni di vita (come per l’abete bianco), poi diventa rapido e prosegue come tale fino ai 100 anni circa di età. Successivamente, si ha un marcato rallentamento con la formazione della caratteristica cima tabulare, ma senza il cosiddetto “nido di cicogna”. Approssimativamente, in una stazione di media feracità (Pindo centrale e settentrionale), l’abete raggiunge i 25/30 mt di altezza e 60/70 cm di diametro all’età di 90/100 anni. Sul M. Parnaso (2.457 m), sopra alcune ceppaie di abete sono stati contati 80 anelli per 65 cm di diametro. Le località in cui è presente l’abete sono comprese tra i 500-600 m (eccezionalmente 400, nel versante orientale, in condizioni più umide) ed i 2.000 m. La massima diffusione si ha nell’intervallo compreso tra i 1.000 ed i 1.500 m. La massima altitudine e la massima escursione altitudinale sono state riscontrate sul M. Olimpo (da 500 a 2.000 m), una delle poche montagne dove il limite superiore del bosco (ad oltre 2.400 m) sembra non sia stato abbassato per esigenze di pascolo. Altrove, la retrocessione del bosco dalle alte quote impedisce spesso di avere una visione sinottica sulle effettive capacità dell’abete di vegetare ad altezze superiori ai 1.600-1.700 metri. Complessivamente, l’abete di Macedonia occupa le aree ascrivibili alle fasce fitoclimatiche del Castanetum e del Fagetum.

Nei consorzi puri l’abete tende ad occupare tutte le nicchie ecologiche disponibili. Nel massiccio del Ghiona (2.510 m), del Vardoussia (2.437 m, Pindo meridionale), ma anche altrove, oltre a poche sporadiche latifoglie confinate ai margini superiori ed inferiori del bosco, la quasi totalità del territorio è occupato dall’abete, che ricopre come un dolce mantello tutte le superfici disponibili. L’aspetto di questi boschi ricorda il massiccio del Pollino, in Basilicata, ove sulla stessa montagna, ma naturalmente dislocati ad altitudini diverse, si ritrovano faggio, abete bianco, pino nero e pino loricato. Di tutt’altro indirizzo sono i numerosi casi in cui si incontrano popolamenti puri, di notevole estensione, dell’una o dell’altra specie, in zone contigue ecologicamente simili (indipendentemente dall’esposizione), se non addirittura identiche. Soprattutto nel Pindo centrale e settentrionale, il fenomeno è piuttosto comune. Una possibile interpretazione dei fatti potrebbe essere la seguente. Nell’originario soprassuolo misto di faggio ed abete sono stati ricavati, mediante soluzioni di vario genere (tagli, incendi, dissodamenti, pascolo, ecc.), ampi spazi, troppo grandi perché il faggio potesse riprodursi, ma di dimensioni ideali per la rinnovazione di abete che così, un poco alla volta, ha dato vita a macchie di bosco puro che si sono andate ingrandendo con il trascorrere dei secoli e delle utilizzazioni. Oltretutto, all’interno di queste formazioni pure di faggio ed abete, è molto raro incontrare specie arboree pioniere (pini, aceri, sorbi, ecc.) e ciò indica che il consorzio è ecologicamente stabile, oppure che l’uomo ha mantenuto artificialmente la purezza delle due formazioni per motivazioni di carattere economico (legna da ardere dalle faggete e legname da opera dalle abetine). Le condizioni peggiori di vegetazione dell’abete si riscontrano nei cedui di faggio, così come avviene per l’abete bianco. In questi soprassuoli l’abete non riesce ad affermare la propria rinnovazione che perisce dopo non più di 5-10 anni di vita. Un esempio di tale situazione è ben visibile al Passo di Katara (1.705 m), lungo la grande arteria che collega la Grecia ionica alla Grecia egea, nei pressi dello splendido villaggio epirota di Metsovo (1.100 m). Lungo il versante orientale della penisola, nella Tessaglia meridionale, ad oriente di Volos, (catena del Pilion, m 1.551) nell’area di optimum del faggio (governato a ceduo), l’abete è totalmente assente, anche se autori in passato ne hanno attestato la presenza (Strid A.,1986). In quest’area il faggio scende in purezza fino a meno di 400 m, talvolta associato al platano orientale (Platanus orientalis L.) ed al castagno (Castanea sativa Miller), in un ambiente umido e ricco di acque superficiali. In linea di massima, però, al di fuori di alcuni luoghi più umidi della parte orientale e nord-orientale del paese, il faggio, nella Grecia occidentale e centro-settentrionale, non possiede un potere concorrenziale tale da determinare l’esclusione totale dell’abete e di altre specie arboree dalle proprie formazioni. Inoltre, la frugalità e la rapidità di accrescimento, già enunciate in precedenza, permettono all’abete, assieme ai pini, di occupare abbastanza velocemente aree abbandonate, cx coltivi, zone bruciate, ecc., che il faggio non è in grado di colonizzare. Inoltre, l’abete macedone possiede la capacità di insediarsi nella macchia mediterranea degradata formata da Quercus ilex L., Quercus macrolepis Korschy, Quercus coccifera L., Quercus trojana Webb., Pistacia lentiscus L., Arbutus unedo L., Arbutus andrachne L., Prunus mahaleb L., Prunus spinosa L., ecc., nella quale, nonostante la durezza delle condizioni bioecologiche, l’abete, a causa della precoce maturità sessuale, riesce ad insediarsi in spazi dove la concorrenza del faggio è pressoché nulla. Nelle regioni orientali e nell’Epiro, oltre alla sopraccennata comparsa dell’abete bianco che diviene esclusivo nella porzione nord-orientale della Grecia, si ha una maggiore concorrenzialità dell’abete dovuto alla con tinentalizzazione del clima ad est ed alla maggiore aridità ad ovest, che limitano l’aggressività del faggio e che tende a favorire altre specie forestali normalmente accessorie (tigli, carpini, aceri, ecc.).

Consociazioni

L’abete di Macedonia è specie socievole; allo stato spontaneo forma soprassuoli misti e puri, spesso di notevole estensione. Nel Pindo meridionale e centrale, dove la presenza del faggio è sporadica, l’abete dà luogo a formazioni pure di notevole bellezza. Sul massiccio dell’Helidona (1.975 m), in particolare, sono presenti vecchi soprassuoli con esemplari secolari, invasi dal vischio e dai licheni che, nelle giornate uggiose, assumono un aspetto a dir poco fiabesco; anche i boschi del M. Athos (2.033 m), in Macedonia, offrono ancora scorci di incomparabile bellezza. Sempre in assenza del faggio, l’abete si associa con il pino nero (Pinus nigra subsp. pallasiana (Lamb.) Holmboe) con il quale forma popolamenti misti nei quali il pino costituisce la specie preparatoria. Nel Pindo centrale e meridionale l’abete occupa interamente il piano montano (800-1.700 m) costituendone, con una percentuale di oltre il 90-95%, l’essenza principale. In queste due regioni l’abete di Macedonia forma soprassuoli misti solamente ai limiti inferiore e superiore della propria area di vegetazione, dimostrando così di trovarsi nel suo “optimum”. Le specie con le quali si associa sono: il leccio, (Quercus ilex L.), il corbezzolo (Arbutus unedo L), la quercia ungherese (Quercus conferta Kit.), la quercia coccifera (Quercus coccifera L), la vallonea (Quercus aegilops L.), lo scottino (Cotinus coggygria Seup.), il lentisco (Pistacia lentiscus L.), ecc.. Più in alto, come già detto in precedenza, si associa con il pino nero, il cerro (Quercus cerris L.), l’acero di Amalia (Acer Regina Amaliae Orph.), l’acero greco (Acer heldreichii Orph.), ecc.. Al limite superiore del bosco (dai 1.600-1.700 fino ai 2.000 m) lo ritroviamo assieme al ginepro (Juniperus foetidissima Willd.). Nell’area di vegetazione del faggio, l’abete di Macedonia forma popolamenti misti anche con l’acero di monte (Acer pseudoplatunus L), il pino silvestre (Pinus sylvestris L.), il pino nero (Pinus nigra subsp. pallasiana (Lamb.) Holmboe) finanche con il pino loricato (Pinus heldreichii Christ.) ed il bosso (Buxus sempervirens L.), a quasi 2.000 m (Pindo settentrionale). Sull’Olimpo, monte sul quale l’abete raggiunge la massima estensione alti tudinale (500/2.000 m), il sottobosco tipico degli orizzonti montani interessati dall’abete misto al pino loricato (1.600/2.000 m) è costituito da Cerastium candidissum Correns., Aquilegia otthonis L., la bellissima Aquilegia amaliae Heildr., Papaver rhoas L., Drypis spinosa L. subsp. spinosa, Saxifraga scardica Criseb., Parnassia palustri.s. L. (nei luoghi umidi), Vacciniurn myrtillus L., Daphne oleoides Schrebcr.

Aspetti colturali

Le foreste della Grecia, al contrario di quanto avviene in Italia, sono ancora utilizzate in maniera più o meno intensiva e capillare. Oggigiorno, in Grecia, come già accaduto per l’Italia, si stanno utilizzando gli ultimi lembi di foresta meno intac- cate in passato, poichè non raggiungibili allora con i mezzi motorizzati. Gli ingenti finanziamenti UE degli anni ’80 hanno permesso alla Grecia di realizzare imponenti opere di bonifica montana, come piste forestali, invasi artificiali, miglioramento dei pascoli, opere di captazione e regimentazione delle acque, ecc. La presenza di una buona viabilità forestale che arriva praticamente ovunque, sino ad oltre 2.200 metri di altezza, permette ora utilizzazioni capillari in molti boschi del paese. Per contro si hanno molte zone dove le utilizzazioni boschive sono ancora condotte secondo i vecchissimi dettami dell’uso civico. Per questo motivo, a fronte di località dove si osserva un’altissima concentrazione di operai forestali (soprattutto donne) intenti ad utilizzare le bellissime faggete ad alto fusto ricche di provvigione (oltre 350-400 mc/ha) dei massicci orientali, si hanno località intensamente sfruttate in passato (abetine e pinete di pino loricato) dove oggigiorno si raccoglie solamente lo strame e la ramaglia. Nei soprassuoli puri o misti in minima parte con pino nero e latifoglie, situati in località facilmente accessibili, la struttura è tendenzialmente disetaneiforme o coetaneiforme. Questi soprassuoli, poichè la densità è solitamente bassa (150-200 p/ha), vengono utilizzati di rado, con tagli a scelta (diametro di recidibilità intorno ai 40-50 cm) o successivi a gruppi, con turni di 90/100 anni. I soprassuoli situati in zone impervie (pareti rocciose, cenge, ecc.) non vengono utilizzati e, di fatto, gli unici interventi sono quelli operati dall’abbondante bestiame pascolante e dagli incendi. La struttura dei pochi soprassuoli veramente misti con il faggio è tendenzialmente coetaneiforme, nonostante il trattamento più usato sia quello del taglio a buche su piccole superfici oppure il taglio saltuario. Il turno è di 80/100 anni ed il diametro di recidibilità di 45/50 cm. Si tratta di consorzi chiusi, nei quali il faggio e l’abete raggiungono dimensioni notevoli e ottimo portamento. Generalmente le piante sono poco rastremate e slanciate. La statura raggiunge facilmente i 30 m per il faggio ed i 35 per l’abete. La rinnovazione dell’abete e del faggio è abbondante, ma pesantemente danneggiata dal pascolo. Le strutture più naturali dei popolamenti misti di faggio ed abete si trovano nella valle del fiume Aoos, nel massiccio del Guida (o Timfi): in un paesaggio tormentato, pressoché intatto dal punto di vista naturalistico, dove la natura dolomitica delle rocce e l’erosione glaciale hanno determinato forme del rilievo a dir poco spettacolari, la foresta mista di faggio ed abete (qui morfologicamente più vicino all’abete bianco), raggiunge livelli di evoluzione notevoli, La struttura è nettamente disetanea; la rinnovazione abbondante. I dirupi sono popolati da rigogliose colonie di pino nero e loricato. Nel bosco compaiono anche gli aceri, i sorbi, i frassini ed, in basso, l’onnipresente platano.

Considerazioni

Come per il nostro Appennino, anche le foreste della Grecia sono state ampiamente distrutte nel corso dei millenni e sostituite con la classica prateria secondaria e gariga. L’impatto antropico continuato e perdurante tuttora ha operato un profondo stravolgimento nella composizione e nell’equilibrio ecosistemico dell’ambiente forestale. Come per altri casi, le specie mesofile hanno dovuto pagare il tributo più alto a tale stato di cose. Difatti, oggigiorno, queste essenze forestali sono in regresso abbastanza pronunciato. In Grecia, il faggio è la specie che risulta maggiormente penalizzata. La sua regressione dai versanti meridionali e dalle esposizioni più svantaggiate (crinali, vette, creste rocciose, ecc.) è continua ed inarrestabile. Le peggiori condizioni bioecologiche per il faggio si riscontrano ai limiti meridionali della sua distribuzione, laddove millenni di pastorizia, incendi ed utilizzazioni intensive hanno privato il suolo del prezioso strato di humus e degli orizzonti organici superficiali tanto necessari ad una specie poco xerotollerante quale è il faggio. Attualmente il faggio occupa ancora le aree più fertili cd umide, ma l’estensione di tali zone è in continua diminuzione poiché il pascolo (soprattutto ovino e caprino), in Grecia, è ancora presente in maniera massiccia. Oltre alla pastorizia, i numerosi incendi che si verificano periodicamente sui monti greci distruggono o danneggiano numerosi soprassuoli di faggio, abete c soprattutto di pino loricato, innescando fenomeni di degradazione e regressione nella dinamica dell’evoluzione forestale verso il climax teorico. Nonostante tutto, l’abete di Macedonia dimostra di essere una pianta molto ben adattata ai climi luminosi, ventosi e sostanzialmente aridi della Grecia. La tendenza del clima verso estremi termici ed udometrici più accentuati (soprattutto nell’ultimo ventennio), causando la generale regressione del faggio sta favorendo l’abete che è in grado di edificare consorzi puri o misti con pini ed altre latifoglie meno esigenti del faggio e più xerotolleranti. Alle quote intermedie (1000-1600 m), laddove l’ambiente non si presenti eccessivamente degradato e la concorrenza del faggio risulti stemperata da fattori ecologici limitanti, l’abete si dimostra una specie vincente a tutti i livelli. In Grecia, il fatto che l’abete costituisca soprassuoli puri o misti con altre specie, sia latifoglie che conifere, indipendentemente dalla presenza o meno del faggio (lo stesso comportamento lo ha l’abete bianco in Corsica e sui Pirenei), indica che le due specie sono totalmente indipendenti tra loro e che il faggio tende a dominare nei settori più umidi che beneficiano di piogge più regolari (climi tendenzialmente più oceanici), mentre l’abete occupa i luoghi a clima più continentale e complessivamente più aridi. Nelle foreste greche è molto ben evidente il fenomeno dell’alternanza tra le due specie, a conferma del fatto che una vera e propria convivenza “pacifica” è praticamente impossibile, o quantomeno questa appare limitata a quei pochi settori dove le condizioni bioecologiche dell’ambiente non permettono la piena affermazione dell’una o dell’altra specie. È opinione personale che dopo millenni di alterazione degli ecosistemi forestali da parte dell’uomo sia alquanto difficile riuscire a stabilire con assoluta certezza se la causa della recessione dell’abete macedone nei consorzi misti con il faggio siano da attribuirsi ad effettivi caratteri antagonisti tra le due piante, oppure non siano più semplicemente il risultato sinergico di componenti si naturali ma esaltati in larga parte dall’azione millenaria dell’uomo.

SUMMARY

MACEDONIAN FIR (ABIES RORISII-REGIS MATT.) IN GREECE

The Greek forests contain nutnerous species of conifer. Or these, the Macedonian Fir (Abies borisii-regis Mattf.), a natura] hybrid of the Abies alba Miller and the Abies rephalonie.,a Loud.. pl ays a very importane part in the composition of the woods of Thessalia, Macedonia and Epiros. The Macedonian Fir gives, rise to single-tree or mixed woods settlements; in the sccond case associated with becch and with black and Balcan pine. This widespread distribution of the Macedonian Fir confirms its noteworthy ability to create mountain-plain forests. Thc author also describes the ecologica! and cvolutionary characteristics of woods containing these species, indicating the causcs that oftcn lecl to the degradation and the destruction of rnany wooded settlements in Greece.

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